Hanoi la capitale politica e culturale del Vietnam

Il primo impatto con il Vietnam arrivando ad Hanoi è stato forte, erano diversi anni che non tornavo nel Sudest Asiatico per delle foto e trovarmi di nuovo immerso nel caos, negli odori, nell’atmosfera fradicia di monsoni, circondato da sciami di motorini ed umanità ha avuto il suo effetto.

La scelta del quartiere vecchio di Hanoi come punto base è stata azzeccata, tutto quanto è molto vicino. Il laghetto è a pochi isolati e lì subito si respira meglio. Il lato negativodel quartiere vecchio di Hanoi è che non ci si muove proprio, si è letteralmente sommersi di persone, quasi non si cammina, i marciapiedi sono tutti occupati da venditori o veicoli vari.

Mi aspettavo qualcosa del genere ma se non sei mai stato in Asia può essere una bella botta. La gente è davvero molta e se le strade sono strette come nel quartiere vecchio tutto si blocca.

Foto gallery: Hanoi la capitale politica e culturale del Vietnam

 

Del resto per visitare e fotografare il Vietnam hai due scelte principali o atterri a Saigon (Ho Chi Minh City) e risali verso nord, oppure atterri ad Hanoi è scendi verso sud.

Fin dalla prima serata ho iniziato a sperimentare l’uso della macchina foto digitale di notte, con sensibilità ed ISO quasi al massimo, senza treppiedi, monopiedi, flash o altro, cercando di rimanere il più fermo possibile. I risultati non sono certo da buttare anche se il rumore di fondo dell’immagine si sente.

La vita notturna di Hanoi si è rivelata inaspettatamente interessante, con migliaia e migliaia di giovani per le strade, se non tutte le sere quasi. I posti per mangiare ottimi involtini o altro non mancano di certo e la birra fresca è buonissima, per uno spuntino o per una cena non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Abituato all’Italia si nota subito che il Vietnam ha un età anagrafica bassissima, il 56% della popolazione è infatti sotto i trent’anni. Si può davvero percepire una energia enorme, che solo una popolazione piena di giovani può trasmettere.

La gente si diverte anche con quel poco che ha, guardando per la strada e nei locali una partita della nazionale di calcio per poi scatenarsi in una festa spontanea e bellissima piena di gioia e colore, riversandosi nelle strade.

Questo è quello che intendevo fermare nel tempo con le foto fatte ad Hanoi, spero davvero di esserci riuscito in quanto era quello che il mio animo sentiva.

Il primo giorno tutto sommato è ancora andata bene, nuvoloso ma gestibile, poi è iniziata una pioggia davvero infinita. Pioveva, smetteva e riprendeva quasi subito, senza mai aprirsi senza mai dare una vera tregua, mi toccava nascondermi sotto tettoie o simili per riparami e scattare delle foto, mai vista tanta acqua.

In ogni caso, non so come, sono riuscito a fare degli scatti e delle foto interessanti, soprattutto alla gente sotto la pioggia andando verso il mausoleo Ho Chi Minh e alla famosa prigione (con tanto di ghigliottina) francese Hoa Lo (ora un museo) chiamata ‘Hilton Hanoi’ dai prigionieri americani detenuti durante la guerra del Vietnam

L’architettura è davvero varia e fortunatamente uscendo dal quartiere vecchio di Hanoi si ricomincia a vedere il cielo, le strade sono più larghe, iniziano i viali, sino ad arrivare ai vecchi quartieri coloniali francesi con le loro villette.

Per il resto abbiamo un insieme di case strette e lunghe, dette case ‘tubo’, con finestre sul davanti e sul retro ma nessuna lateralmente. Il fatto sembrerebbe legato ad una tassa sul fronte strada degli edifici più la casa è ampia sul davanti più paga tributi. Il risultato è stato il proliferare di case tubo decisamente poco luminose e decisamente strane per gli standard occidentali.
Se volete una finestra anche minuscola nella vostra stanza d’albergo meglio chiederla per tempo ed assicurarvene altrimenti rischiate di finire in un buco senza finestre.

Forse mi aspettavo di meglio dalla capitale del paese, più storia, più cultura, più arte più di tutto insomma.
Mi è sembrata una grande città ma spesso isolata e triste in cui si percepisce il peso di sopravvivere a se stessi e convivere sempre e prima di tutto con il dovere.

Dopo l’euforia iniziale, dopo diversi giorni, la gente mi è sembrata persa nella ricerca di un futuro migliore, si culla nelle ambizioni, ma spesso è assente dalla felicità del presente, soprattutto i giovani.
Una differenza davvero enorme rispetto alla mia amata Thailandia.

I sorrisi sono rari, alle richieste ed alle domande seguono risposte forzate, prive di sentimento e di gioia. Probabilmente la guerra ha indurito la gente, vedono ancora gli stranieri con sospetto o con invidia, difficile a dirsi, no lo so, raccolgo impressioni.
Da un lato il turismo è diventato, anche qui, una fonte di reddito enorme, dall’altro sei considerato comunque un estraneo, un male necessario, per non dire in qualche modo un ‘invasore’.

Posso capirli e posso sentire la differenza nelle parole e negli sguardi quotidiani rispetto a quanto vissuto per anni in Thailandia, magari mi sbaglio, siamo agli inizi del viaggio.

Tutto questo mi provoca tristezza, ma dopo aver combattuto per due secoli contro Francesi, Giapponesi, di nuovo Francesi ed infine Americani non puoi proprio non vedere come la sofferenza segni un popolo ed il suo approccio con la vita.

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