Pai e Mae Hong Son tra le montagne della Thailandia settentrionale

Ero già stato a Pai, durante il mio primo e lungo viaggio in Thailandia nel 2000, ma il paesaggio non ha mai smesso di affascinarmi così ho deciso di tornare da solo, con calma ed armato della mia Canon per scattare alcune foto, specialmente a Mae Hong Son, un paese dove ancora non ero mai stato.

Sono riuscito a ritagliarmi qualche giorno di relax prima del Natale 2004, finita l’esperienza lavorativa iniziale tra Saraburi e Bangkok, poco prima di immergermi completamente nella seconda esperienza lavorativa a Chiang Mai, inforcando il mio mitico motorino Tiger, ho deciso di percorrere i 250 km che separano Chiang Mai da Mae Hong Song una cittadina sperduta tra le montagne nebbiose della Thailandia settentrionale.

Da Chiang Mai si prende la strada per Mae Rim, poi si svolta a sinistra in direzione Mae Hong Son e si inizia a salire di quota, le strade sono asciutte e belle, il clima di dicembre ideale e fresco, decisamente freddo al mattino presto.

Foto gallery: immagini di Pai e Mae Hong Son tra le montagne della Thailandia settentrionale

Il viaggio in motorino dura circa sette ore e per non sforzare troppo il motore ho deciso di fermarmi a dormire a Pai e di riscoprire questo paesino.
Pai era un tempo un tranquillo villaggio di mercato abitato principalmente dall’etnia Shan (birmana) che scambiava i suoi prodotti. Negli anni 70 hanno iniziato a costruire una bella strada, completata ed asfaltata solo nei primi anni 90, e  tutto è cambiato.

Oggigiorno Pai vive principalmente di turismo ed è una località ben nota tra i viaggiatori zaino in spalla per la sua atmosfera rilassata, la città è piena di pensioni economiche, negozi di souvenir, caffè, pizzerie e steakhouse di qualità discutibili.
Troverete quindi ragazzi Thailandesi con capelli stile Bob Marley e giovani backpakers in cerca di erba a basso costo a bere frappè alla banana nei locali della zona.

L’equilibrio si è rotto e nonostante il business redditizio parte della popolazione locale è decisamente stufa di questi stranieri che vengono nel loro paesino a ubriacarsi, a fumare, a modificare il loro modo di vivere, ad intaccare i loro valori.
Questa presenza ha inoltre fatto affluire droga e tutta la feccia umana ad essa correlata, si sa, la domanda genera offerta.
Negli ultimi anni quindi il paese ha decisamente perso la sua identità, i locali sono combattuti tra il guadagno legato al turismo ed il caos che ne consegue, sono apparsi i semafori e persino un piccolo aeroporto.

Non ci crederete ma fa freddo anche in Thailandia, a dicembre, sulle montagne del nord, salendo oltre i 1000 metri di altezza. Se sei in motorino come me, senza guanti, ti si congelano le dita!
Ho dovuto quindi aspettare che il sole salisse a scaldare la valle per riprendere il viaggio da Pai a Mae Hong Son, un percorso davvero bellissimo tutto curve, immerso nella natura.

Mae Hong Son è una delle province settentrionali della Thailandia, e allo stesso tempo la più occidentale, immersa in una profonda valle circondata da alte catene montuose, per questo Mae Hong Son è stata a lungo isolata dal mondo esterno, coperta spettacolari di nebbie mattutine per molti mesi all’anno.

Rimpiango proprio di non avere queste foto della vallata di Pai o di Mae Hong Son immerse nella nebbia, ma non sono stato fortunato.

La maggior parte delle aree nella provincia di Mae Hong Son sono ancora ricoperte da foreste vergini incontaminate che rappresentano l’80% delle regioni forestali di tutto il paese.

Mae Hong Son è oggi una destinazione turistica molto apprezzata, i voli giornalieri nel suo piccolo aeroporto aumentano ogni anno, le persone sono attratte dallo scenario naturale e dalle numerose comunità etniche che risiedono sulle colline. Mae Hong Son quindi è rinomata non solo tra i turisti stranieri ma soprattutto tra i thailandesi benestanti che decidono di lasciare Bangkok nel fine settimana per godersi il fresco delle montagne, molti hanno qui una seconda casa.

La cittadina di Mae Hong Son è molto tranquilla, direi sonnolenta, con diverse strutture turistiche di buon livello in cui alloggiare, mi sono sistemato bene per un paio di giorni mentre giravo i dintorni con le due ruote. La città non offre certo grandi divertimenti ma i dintorni rivelano scenari e paesaggi unici che avendo tempo meritano di essere scoperti e ovviamente fotografati.

Tra le colline vivono in pace diverse tribù etniche di etnia Karen, ma alcune di loro sono di fatto sfruttate dal governo e dall’industria del turismo che finisce per creare una sorta di Zoo umano. Tra questi il famoso caso dell’etnia dei ‘colli lunghi’ una popolazione in realtà birmana ma ben tollerata, che di fatto porta turismo, ma che non ha il permesso di spostarsi dal proprio villaggio ed entrare nel resto della Thailandia.

Dai sei anni le bambine di famiglie tradizionaliste indossano anelli di bronzo sul proprio collo. Per tutta la vita ne aggiungeranno uno all’anno, sino a deformare il proprio collo allungandolo, nella ricerca di una bellezza arcaica tutta nelle loro menti.
Di fatto una volta raggiunta una certa età sarà impossibile rimuovere gli anelli, il collo si spezzerebbe, fortunatamente sempre meno bambine seguono questa tradizione.

NOTE:
Nel 2008 il paesino di Pai è balzato sui titoli dei giornali, si è sollevato un vespaio che probabilmente covava da anni: la polizia locale si impegna fortemente nel contrasto alla droga presente, ma spesso con violenza ed esercizio eccessivo di autorità, sia nei confronti dei locali che dei turisti. Un cittadino canadese è stato ucciso ed un altro ferito in seguito ad una lite con un poliziotto a quanto pare ubriaco, questo è il frutto di culture che si incontrano e senza equilibri si scontrano.

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