Mae Sot ed il confine con il Myanmar

Rimasi a Mae Sot per diverso tempo, scattai delle foto davvero uniche e tornai un paio di volte ed è una storia lunga, che un giorno magari scriverò per intero, ma non è un sito web la sede ideale, per questo cercherò di riassumere.

Non avrei mai pensato che un paesino così sperduto, dall’altra parte del pianeta, avrebbe potuto giocare un tale ruolo ed avere una tale importanza nel mio immediato futuro.

La prima volta che arrivai fu subito dopo aver visitato Ayutthaya, un viaggio lungo quasi otto ore, ma orgoglioso di aver fatto tutto da solo,  cavandomela alla stazione e trovando bus arrivasse sino a Mae Sot, ero agli ancora inizi del viaggio e le vele si stavano appena spiegando.

Foto gallery: immagini di Mae Sot e del confine con il Myanmar

Ho ancora in mente, chiara e definita, la sensazione provata su quel bus attraversando per la prima volta le montagne della provincia di Tak, la vista delle foreste ai lati della strada mentre il mezzo si inerpicava sbuffando per l’ultima parte del percorso verso Mae Sot; un paesaggio davvero bello.

Poi la fine della strada, la fine della Thailandia, il confine, la fine del viaggio ed il suo inizio al tempo stesso.
Era la fine del fiume che avevo risalito e a quel punto scesi dalla barca.

Non ero più nel caos di Bangkok, non ero più tra i divertimenti di Pattaya, non ero più ad ammirare le antiche rovine di un passato glorioso, non ero più al bar a sorseggiare birra o frappè.

Ero al capolinea dei bus di Mae Sot, uno spiazzo vuoto nel nulla della periferia del paese, in Thailandia, con in tasca un indirizzo di una guest house ed alcuni travel cheques, tutto qui.

Molte cose sono successe in questo paese, in questo villaggio diventato cittadina di commercio, divettato città di traffici, di intrighi, di vite al limite.
Gli incroci del destino e gli incontri casuali con compagni di viaggio futuri.

La prima volta ho trascorso alcune settimane a Mae Sot cercando di capire questo mondo, settimane non certo da turista mangiando per pochi dollari cibo locale al mercato, dormendo in guesthouse, girando in bici.
Niente McDonald, niente supermercati Tesco Lotas, né alberghi economici.

Avevo con me a Mae Sot solo una macchina foto analogica, automatica, ma sono forse tra le foto più interessanti che ho scattato in Thailandia.

Si tratta di una città nella parte più ad ovest tra Thailandia e Myanmar, tra mix di popoli, fusione di etnie, umanità globalizzate, contrabbandieri, mercati di ogni genere, volontari di alcune ONG.
La città non è piccola come la si potrebbe pensare, ha addirittura il suo aeroporto nazionale e l’enorme mercato di Moei.

Dall’altro lato del fiume Moei ecco Myawaddy, Myanmar, dittatura militare conclamata.
Gli stranieri non sono ammessi dopo Myawaddy, come dicevo ero arrivato alla fine del fiume.

Intorno, seminascosti, alcuni campi profughi da cui chi fugge dal Myanmar non può tornare indietro ne tanto meno entrare legalmente in Thailandia, terra di nessuno, responsabilità di nessuno.

Pochi giorni dopo il mio arrivo a Mae Sot ero a Umpiem Mai Camp, posto di cui non immaginavo neppure l’esistenza, un campo profughi prevalentemente di etnia Karen, in fuga dal regime militare in Myanmar.
Ci sono 20.000 persone e per il governo non esistono. Il campo di fatto si trova al confine tra i due stati, nella terra di nessuno.

Tra le capanne di  legno e fogliame la giornata inizia all’alba e termina al tramonto, con il sole, non c’è né elettricità e l’acqua deve essere prelevata al fiume e fatta bollire.
La sera si parla, ognuno racconta la sua storia, la sua vita, le sue tragedie, le sue speranze.
Anche in una situazione del genere bambini sorridono, giocano, aiutano i genitori, vanno a scuola.

Le foto scattate in questo sperduto campo vicino a Mae Sot rimarranno sempre immagini, almeno per me, uniche.

Dopo aver visitato il campo sono tornato in città e per la prima volta ho sentito che ero nel posto giusto al momento giusto, in un equilibrio perfetto, e che dovevo ancora vedere molte cose.

Se ero arrivato sino a quel posto dimenticato da tutti potevo arrivare ovunque e sicuramente visitare tutto il paese.

Alla fine del viaggio, dopo tre mesi, dopo aver visitato tutta la Thailandia dal profondo nord al profondo sud, sono poi ritornato a MaeSot per mantenere una promessa, trascorrendo in questo posto al confine del mondo un altro mese, insegnando ad usare il PC ad alcuni studenti birmani che si nascondevano lì.

NOTE:
Umpiem Mai Camp esiste ancora oggi, acqua ed elettricità sono finalmente disponibili.
Nel 2012 un grosso incendio ha distrutto un terzo del campo, circa 1.000 case.
I residenti del campo ricevono razioni mensili fornite da un gruppo di organizzazioni non governative noto come il consorzio di confine tra Thailandia e Myanmar (TBBC).

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