Chiang Mai e il destino

Nel 2000, durante la mia prima visita a Chiang Mai, ho sentito qualcosa di veramente speciale; davvero una bella città, in qualche modo misteriosa e magica, ricca di cultura, di templi a cui scattare una foto. Viva e vitale insomma ma non caotica come Bangkok.

Era un luogo che avevo intenzione di visitare sin dall’inizio del viaggio, non arrivai solo, bensì in compagnia di alcuni ragazzi svizzeri conosciuti a Mae Sot e con cui avevo condiviso l’esperienza di quel mondo oltre confine.

Dopo Mae Sot è stato un ritorno a vedere la luce, di fatto Chiang Mai è la città più grande e culturalmente significativa di tutto il nord della Thailandia, si trova a circa 700 km a nord di Bangkok, adagiata in una placida e fertile pianura, bagnata dal fiume Ping, circondata da alcune delle montagne più alte del paese.

Foto gallery: immagini di Chiang Mai

Molto prima del moderno afflusso di visitatori stranieri, la città era un importante centro per prodotti artigianali, ombrelli, gioielli, ceramiche, argenti e sculture in legno.
Alcune case disperse nei vari villaggi della periferia, in stile Thai, sono davvero splendide, e valgono dei capitali essendo fatte ancora con il legno di Tek.

Negli ultimi anni, Chiang Mai come si vede da alcune foto è diventata una città sempre più moderna, con diverse attrazioni e circa 1 milione di visitatori che arrivano ogni anno.
Agricoltura, frutta, riso e artigianato la fanno ancora da padroni, ma il turismo e tutto l’indotto ad esso legato hanno ormai davvero alterato il posto e la cultura locale.

La cultura thailandese sta perdendo la sua affascinante eredità sommersa da più auto, più rumore, più inquinamento, più turisti, più caos, più ristoranti italiani, sushi bar e pizza.
Nelle foto di Chiang Mai che potete osservare mi sono infatti soffermato proprio su alcuni di questi aspetti.

Il Re Mengrai fondò la città di Chiang Mai (che significa “nuova città”) nel lontano 1296 e succedette a Chiang Rai come capitale del regno Lanna, il regno Thai più settentrionale.

Per proteggersi dalle incursioni della Birmania, la città fu circondata da un bellissimo fossato visibile ancora oggi e da un muro difensivo ma nel corso dei secoli il regno Lanna perse di importanza e  la città  fu occupata dai birmani o dai thailandesi del potente regno di Ayutthaya.

Come risultato delle guerre che si conclusero con la caduta di Ayutthaya nel 1767, Chiang Mai fu spopolata e i suoi abitanti abbandonarono la città per dirigersi a Lampang che funzionò come capitale provvisoria di ciò che restava del regno Lanna. Chiang Mai tornò formalmente parte del Siam solo nel 1774 .

La storia la si può respirare ovunque: tra le rovine del fossato, tra le mura, tra gli antichi templi affogati nel traffico di auto che ricordano la maestosità e la raffinatezza di un tempo.

Oltre ai templi merita di sicuro fare delle escursioni nei dintorni, tra la campagna e le colline circostanti, i sentieri lungo le risaie terrazzate, così diverse da quelle a cui siamo abituati in Italia, sono splendidi.
Non dimenticherò mai la serenità e la gioia di quel verde smeraldo, potete partecipare a qualche escursione nella bellissima natura circostante facendo qualche trecking me magari dormire ospiti di qualche villaggio.

Chiang Mai è molto famoso il festival “Loy Krathong” a cui ho dedicato alcune foto,  che si tiene nella luna piena del 12 ° mese nel tradizionale calendario lunare thailandese, solitamente verso novembre. Durante la festa la gente prepara un krathong, una piccola zattera di pane da inviare fa le correnti del fiume come omaggio alle acque ed alla vita che da esse scaturisce.

La ragione per usare il pane per i krathong è proteggere l’ambiente poiché avere molte zattere nel fiume può creare un  problema di inquinamento, il pane invece diventerà cibo per pesci e altri animali nel fiume. Le foglie di banana sono un altro materiale biodegradabile, spesso usato. Il krathon è poi decorato con fiori, candele, bastoncini di incenso, ecc.
Durante la notte della luna piena quindi migliaia di persone abbandonano il krathong su un fiume, alcuni si tagliano anche le unghie e i capelli aggiungendoli alla zattera come simbolo di lasciar andare le parti vecchie di se stessi.

Oltre a venerare il Buddha con la luce (la candela sulla zattera) l’atto del fluttuare della zattera è il simbolo di lasciar andare via tutti i rancori, la rabbia e le contaminazioni, in modo che si possa ricominciare la vita su un piede migliore, un auspicio per il nuovo anno lunare che inizia.

Anche a Chiang Mai, oltre a creare krathong le persone celebrano il festival con i “kom loy” delle lanterne di un tessuto sottile con una candela accesa sul fondo in modo che la lanterna possa salire in aria, lo spettacolo è magnifico anche se il pericolo di incendi non è certo da sottovalutare.

NOTE:
Dopo il mio viaggio nel 2000, seguendo una sorta di filo arrotolato dal destino sono tornato a ChiangMai nel 2004, ed ho vissuto qui  quatto anni meravigliosi trovando molto di quello che avevo sempre cercato.

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