Penang e il suo mistero

Da Kuala Lumpur mi sono spostato con molta curiosità a Penang, questa volta il tempo c’era ed ho scelto di spendere alcune notti sull’isola a cercare immagini e a scattare foto specie nel rinomato centro storico.

La storia dell’isola è affascinante, ma Georgetown la città principale di Penang è caotica con auto bloccate ovunque nel traffico, l’inquinamento è insostenibile e si riesce a malapena a respirare.

Girando per la città le occasioni di belle immagini non mancano, le foto migliori che sono riuscito a scattare a Penang sono sicuramente quelle del tempio Kuan Yin Teng.

Foto gallery: immagini di Penang e il suo mistero

Gli inglesi furono i primi a raggiungere Penang, il navigatore Sir James Lancaster raggiunse l’isola nel lontano 1592, era partito da Plymouth per le Indie Orientali.

Nel 1786 Francis Light prese formalmente possesso dell’isola in nome di  re Giorgio III conscio della posizione ideale per il commercio e per ridurre l’espansione francese in Indocina.

Penang divenne quindi un porto franco in modo da invogliare i commercianti e lo scambio.

Gli immigrati dalle colonie inglesi circostanti vennero incoraggiati a trasferirsi sull’isola promettendo loro tutta la terra che fossero riusciti a strappare alla giungla.

Si racconta che Francis Light fece addirittura sparare dollari d’argento dai cannoni della sua nave, in profondità nella giungla per incentivarne l’abbattimento.

Molti dei primi coloni, tra cui lui stesso, non trovarono certo la vita facile e alcuni cedettero alla malaria, Penang si guadagnò in quegli anni addirittura l’epiteto di “tomba dell’uomo bianco”.

Nel 1796 Penang divenne una colonia penale e circa 700 detenuti vennero trasferiti sull’isola.

Durante la seconda guerra mondiale l’isola ha subì devastanti bombardamenti aerei, infine venne occupata dalle forze di invasione giapponesi il 17 dicembre 1941 quando gli inglesi si ritirarono da Singapore subendo una storica e pesante sconfitta che influenzò pesantemente il resto della guerra.

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  • Sicuramente apprezzabile l’ intento e interessanti anche le spiegazioni fornite, ma permettimi di intervenire e non te ne avere a male se ti dico che fondamentalmente le tue foto sono carenti di tecnica fotografica

    Come ti è stato detto le foto sono piatte con poco contrasto, e non mi riferisco solo a questo post, ma anche ad altri, come quello delle scimmie o quello in cui si vede la ragazza con il cappellino da baseball ed il tipico foulard…

    Condivido assolutamente che la fotocamera abbia dovuto fare i miracoli non puoi aspettarti immagini migliori specialmodo se, in carenza di luce imposti diaframmi nell ordine di f/14 o addirittura f/ 16 come nel caso della ragazza… che avresti tranquillamente potuto scattare a f/5.6 400 Iso e 1/160s se non addirittura a 200 ISO e f/4.

    • Grazie, tante cose su cui riflettere… ed imparare
      E non è solo questione di tecnica e di numeri… ma di scelte, compromessi, obbiettivi…

      In merito al contrasto continuo ad essere della mia idea… in un contesto del genere, un tempio immerso nei canti e nel fumo d’incenso quasi al buio.

      Scatto usando i file raw ed ho calibrato il contrasto in postproduzione proprio per non creare un effetto troppo violento.

      Una foto nitida ed incisa NON vuol dire per forza foto contrastata, sono cose diverse. Preferisco i colori morbidi. In questi scatti l’atmosfera è PIU’ importante del soggetto. Sicuramente posso LEGGERMENTE aumentarlo ma non è certo questo il punto principale.

      Sicuramente hai ragione in merito ai diaframmi, avevo ancora luminosità da sfruttare.
      La luce era un disastro, parti buie parti più illuminate, ed anche illuminazione artificiale.

      Quindi ho regolato la macchina su priorità di tempo messo 1/80 il minimo per poter gestire la gente più o meno ferma con quella luce, anche se avrei preferito 1/100 o 1/120 (la ragazza sarebbe stata perfetta, se osservi le mani vedi il movimento il che non necessariamente è negativo a dirla tutta )
      Gli ISO su 800 in modo da poter gestire la gamma di luci disponibile ed i diaframmi hanno alla fine fatto quello che volevano in automatico probabilmente chiudendosi troppo in alcuni casi.

      Considera che in questi scatti uso un obbiettivo zoom 18/200, molto versatile nei viaggi.

      Nel reportage spesso manca la luce adatta, manca spesso il tempo, i soggetti sono ovunque ed in continuo movimento e certo non si mettono in posa ad aspettare il tuo scatto. DEVI COGLIERE L’ATTIMO.
      Alla fine foto che una volta sarebbe stato quasi impensabile scattare in queste condizioni sono comunque uscite in modo decente.

      • Figurati, assolutamente unicamente dei punti di vista personali

        Ho anch’ io il 18-200 e mi è capitato di usarlo come unico obiettivo e non è male, comunque io avrei impostato AV , conficando nell’ IS che ho notato è assai valido poi sia ben chiaro ognuno ha il suo modo di fotografare, anche se ovviamtente non ho avuto l’ occasione di respirare l’ atmosfera come l’hai respirata te.

        Le svastiche mi ernao proprio sfuggite, anche perchè non sono propriamente in un punto particolarmente evidente dell’ immagine
        avrei cercato di inquadrare l’intera immagine al muro con la cornice, lasciando sfocati i bastoncini di incenso….

        e comunque è bene ricordare che la svastica, per noi foriera di tristi ricordi, è un antico simbolo allegorico assai comune nelle religioni orientali e se ne trova traccia già nella cultura degli antichi babilonesi e simboleggiava tra l’altro con il moto rotatorio degli uncini, il ciclo della vita, delle stagioni o anche del sole…

  • Per il reportage 10 + e per le foto, a mio parere, belle…. ma manca un po’ di incisività (contrasto).

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