Yangon e la sua storia

Con una popolazione di oltre quattro milioni di persone Yangon è la città più grande e il più importante centro in Birmania, prima tappa obbligata del viaggio e primo assaggio di foto di immagini che attendevo da anni di poter scattare.

Yangon, nota anche come Rangoon, è l’ex capitale della Birmania, e non importa se ufficialmente il governo militare dal marzo 2006 ha trasferito la capitale amministrativa di Naypyidaw  a 322 km a nord di Yangon.

Edifici residenziali e commerciali sono stati costruiti o ristrutturati nel centro della città di Yangon, ma le diverse città satelliti che circondano il centro continuano ad essere profondamente impoverite.

Foto gallery: immagini di Yangon

Yangon ha oggi sei nuovi ponti e cinque nuove autostrade che collegano il centro con la zona industriale, ma Yangon rimane senza i servizi di base come energia elettrica a tutte le ore, la regolare raccolta dei rifiuti, una pavimentazione adeguata e la pulizia della strade.

La città (in origine chiamata “Dagon”) è stata fondata probabilmente tra il 1028 ed il 1043 da parte della popolazione Mon, si trattava in realtà un piccolo villaggio di pescatori intorno alla antichissima Shwedagon Pagoda.
Nel 1755, il Re Alaungpaya conquistò la città la ribattezzò Yangon.

Gli inglesi presero Yangon durante la prima guerra Anglo-Birmana (1824-26) mentre durante la seconda guerra Anglo-Birmana (1852) conquistarono la parte meridionale della Birmania.
Yangon divenne la vera capitale del Myanmar solo dopo la terza guerra Anglo-Birmana (1885), quando gli inglesi completarono la conquista di tutta la regione.

Dal 1890 l’aumento della popolazione di Yangon e del commercio diede alla luce una prospera periferia residenziale a nord, la Yangon coloniale, con i suoi ampi parchi e laghi ed il mix di edifici moderni e architettura tradizionale in legno, era conosciuta come “la città giardino d’Oriente”.
Agli inizi del ventesimo secolo Yangon aveva servizi pubblici ed infrastrutture alla pari con Londra.

Durante la Seconda Guerra Mondiale subì l’occupazione giapponese (1942-45) la città sostenne danni pesanti, la città venne riconquistata dalle forze alleate nel maggio 1945 e divenne la capitale dell’Unione della Birmania il 4 gennaio 1948 quando il paese riconquistò l’indipendenza.

Subito dopo l’indipendenza molti nomi coloniali di strade e parchi sono stati modificati a più nazionalisti nomi birmani. Nel 1989 la giunta militare ha cambiato alla città inglese il nome da “Rangon” a “Yangon”.  Le modifiche non sono state accettate da molti birmani che considerano la giunta non autorizzata ad apportare tali modifiche.

Durante il regime isolazionista Ne Win (1962-1988) ed il governo militare di Yangon le infrastrutture sono peggiorate a causa della mancanza di manutenzione, la città non ha di fatto tenuto il passo con la sua popolazione in aumento.

Yangon ha oggi il maggior numero di edifici coloniali nel sud est asiatico, molti di loro purtroppo sono stati demoliti per far posto a hotel, uffici e centri commerciali.
Fortunatamente circa 200 importanti edifici coloniali sono sotto la lista Patrimonio dell’Umanità di Yangon.

Con la fine degli anni ottanta la città ha iniziato ad espandersi rapidamente a nord, dove ora sorge l’aeroporto internazionale, il risultato è stata una direttrice con il centro della città rimosso dal suo centro geografico. Molte città satelliti sono oggi allineate secondo questa direttrice e costituite da edifici di uno massimo due piani.
Yangon non ha alcun grattacielo, l’edificio più alto a Yangon è un condominio di 25 piani nella parte nord della città.

Il segno distintivo di Yangon è il classico edificio di sette otto piani senza ascensore, il regolamento cittadino infatti impone che tutti gli edifici superiori a otto piani debbano installare ascensori. I condomini devono quindi investire nell’ascensore e in un generatore di corrente locale per assicurare l’energia elettrica, tali costi sono fuori dalla portata della maggior parte delle persone.

Il regolamento cittadino per cercare di risolvere i problemi legati al traffico caotico vieta la circolazione di motociclette e vieta l’uso del clacson.

La Shwedagon Pagoda è di gran lunga l’attrazione più importante di Yangon, qualcosa di veramente unico al mondo, raggiunge i 99 metri di altezza, si trova ad ovest del Lago di Kandawgyi, sulla Singuttara Hill, dominando lo skyline della città.

In questo caso ho cercato di scattare foto alle gente ed alla religiosità piuttosto che al famoso stupa di Yangon.

La Shwedagon è la più antica pagoda della Birmania, probabilmente del mondo, dalle testimonianze storiche si desume oltre 2500 anni, si tratta della più sacra pagoda buddista per i birmani, e non solo, con la conservazione delle reliquie degli ultimi quattro Buddha.
All’inizio del sedicesimo secolo la pagoda era diventata il più famoso luogo di pellegrinaggio in Birmania.

Il danno peggiore fu causato da un terremoto che nel 1768 fece crollare la parte superiore dello stupa che fu poi innalzato al suo stato attuale dal Re Hsinbyushin.

Il pellegrino in visita, lungo la strada su per i gradini della pagoda, compra fiori, candele, bandiere colorate, tutte le donazioni sono volontarie, dalla più piccola moneta messo nella scatola ai gioielli inestimabili appesi sulla cima della pagoda.

Gli inglesi occuparono la Shwedagon Pagoda usandola come una fortezza, purtroppo vi furono saccheggi e vandalismi, un ufficiale scavò persino un tunnel nelle profondità dello stupa per scoprire se potesse essere utilizzato come deposito della polvere da sparo.
Il British India Office di Londra fermò la profanazione ed inviò una compensazione tramite il commissario britannico della Birmania che iniziò i lavori di ristrutturazione, lo stupa rimase sotto il controllo militare per 77 anni fino al 1929, ma alle persone era comunque consentito l’accesso al tempio.

La questione delle scarpe dentro la pagoda è sempre stata una questione spinosa per il popolo birmano fin dai tempi coloniali, solamente nel 1919 le autorità britanniche emanarono un regolamento che vietava le calzature nel recinto della pagoda, tuttavia vi erano eccezioni per gli ufficiali in servizio.

Il regolamento e le sue eccezioni creò malcontento tra la gente e giocò un ruolo importante nella nascita del movimento nazionalista. Oggi nessun tipo di scarpe o calze è ammesso.

Yangon è stata al centro di grandi proteste contro il governo nel 1974, 1988 e 2007.  Le strade della città hanno visto spargimento di sangue ed ogni volta i manifestanti sono stati uccisi dal governo, proprio per la sua importanza enorme ed eterna molte proteste e scioperi contro le regole ed i governi sono iniziati proprio alla Shwedagon Pagoda.

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  • Davvero un posto bellissimo e bruttissimo! :mrgreen:

  • Ottimo reportage, sintetico e senza fronzoli.

  • Belle, semplici, efficaci. Mi piace molto la pulizia del segno e la qualità dell’immagine. 😎

  • Ottimo reportage, hai una notevole capacità di sintetizzare in pochi scatti gli aspetti della quotidianità osservati nel tuo viaggio.

  • Ciao a tutti e grazie dei commenti, presto seguiranno molte altre foto, questo era solo l’antipasto 🙂

    La ragazza al telefono aspetta clienti, poche persone possiedono un telefono (o meglio dire hanno una linea telefonica).

    Il signore ridipinge una delle tantissime statue che costantemente vengono restaurate e ridipinte anche se magari hanno centinaia e centinaia d’anni sembrano nuove.

  • Quando i soggetti sono interessanti e le foto ben realizzate perche’ non vederne qualcuna in piu’? – reportage. Condivisibile la scelta del colore per ben rappresentare il magma cromatico dell’oriente, belli i ritratti ambientati.

  • Splendide, hai colto la sintesi con poche immagini. Complimenti

  • Un buon reportage, anche per me il monaco è la migliore.

  • foto molto belle, anche io trovo che l’ultima sia la più bella e trovo anche divertente quella in cui il tizio cura l’igiene auricolare della statua
    :mrgreen:
    mi piacerebbe che ci fosse qualche parola in più…un filo che racconti gli attimi di vita ripresi
    comunque bel lavoro
    😀

  • Un reportage molto carino…semplice ma descrittivo di una cultura….la mia preferita è l’ultima…il monaco ha una bellissima e mite espressione!!….

    ciao…

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